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venerdì, 21 settembre 2018

«Le metastasi del mio cancro al seno si erano diffuse in tutto il corpo, i medici mi avevano dato al massimo tre mesi di vita. Il mio calvario era iniziato nel 2013, con la prima diagnosi e l’ asportazione di una mammella, che però non aveva risolto il problema, e ogni trattamento chemioterapico che subivo funzionava sempre meno del precedente. Finché il cancro si è ripresentato più forte dopo dieci anni, invadendo anche il fegato e i polmoni. Dopo sette cicli di chemioterapia nel tentativo di arginare la situazione ero esausta, perché sapevo che il tumore metastatico può essere curato per un po’, ma mai guarito. Io negli anni non mi ero mai arresa, ma ad un certo punto ho detto basta, non volevo più continuare a curarmi. Volevo morire».

Così Judy Perkins, 52 anni, ingegnere e madre di due figli, oggi è tornata alla sua vita normale. Il suo cancro è sparito, e i medici del National Institute of Health (Nci) di Bethesda, in Maryland, che l’avevano in cura, la considerano incredibilmente guarita.

Lei è la prima donna in assoluto che ha subìto un trattamento immunoterapico rivoluzionario, il cosiddetto “trasferimento cellulare adottivo”, e da due anni Judy – la “paziente 1” – risulta libera da un adenocarcinoma maligno, che la medicina ufficiale considerava ormai incurabile e addirittura in fase terminale.

La Perkins ha aggiunto: «Dopo un paio di settimane dall’ inizio della nuova terapia io già percepivo che i miei tumori si stavano restringendo, perché mi sentivo sempre meglio, come non mi succedeva ormai da mesi, gli stessi dottori erano raggianti e ogni giorno che passava, quando vedevano i risultati chimici, istologici e radiologici, praticamente erano loro a ballare per la felicità. Mi hanno salvato la vita».

Il caso clinico è stato pubblicato sulla nota e qualificata rivista Nature Medicine e la sua intervista sul Daily Mail, e dalla Società Americana di Oncologia Clinica (Asco) c’ è già chi parla di trattamento rivoluzionario.

A differenza delle terapie classiche si è aperta la porta allo sfruttamento esclusivo delle difese interne del corpo aggredito dal cancro per combatterlo, stimolando le sue stesse cellule a reagire, a riconoscere quelle cancerose, ad attaccarle e a distruggerle per sempre.

Fonte: DagoSpia