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martedì, 16 ottobre 2018

Decreto dignità, non cambia nulla: l’ articolo 18 resta nel cassetto. Bufera 5 Stelle

La discussione sul Decreto Dignità alla Camera dei deputati prosegue e nei prossimi giorni l’aula di Montecitorio dovrebbe dare il via libera al testo che passerebbe poi all’esame del Senato. I deputati stanno votando sugli emendamenti al provvedimento, con qualche polemica su alcune richieste di modifica presentate dalle opposizioni. Ieri è stato il caso dell’emendamento sul reddito di cittadinanza, oggi quello del ripristino dell’articolo 18. Il primo è stato bocciato dalla presidenza della Camera in quanto “estraneo alla materia”, il secondo è stato respinto dall’aula con conseguenti polemiche soprattutto nei confronti dei Cinque Stelle. L’emendamento presentato da Guglielmo Epifani, di Liberi e Uguali, prevedeva il ritorno dell’articolo 18 per difendere i lavoratori licenziati ingiustamente. L’emendamento è stato bocciato con 317 voti contrari, 191 astenuti e solo 13 voti a favore, quelli degli esponenti di LeU.

Le Critiche ai Cinque Stelle

Pier Luigi Bersani esponente di LeU, all’Agi afferma: “Ho visto una scena deprimente e cioè farsi reciproci applausi di scherno tra chi l’articolo 18 lo ha tolto e chi non lo rimette”. Roberto Speranza, deputato di Liberi e Uguali, aveva invitato il M5s a votare l’emendamento così come prevedevano nel loro programma elettorale e parla ora di “Waterloo dei 5 Stelle che si rimangiano la promessa di ripristinare l’articolo 18”. Secondo l’autore dell’emendamento, Guglielmo Epifani, è “un’occasione persa per ridare veramente dignità ai lavoratori e alle lavoratrici”.