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mercoledì, 19 dicembre 2018

Agenpress – A partire dal 17 settembre 2018 e per quattro settimane consecutive i giudici di pace saranno in sciopero per contestare l’operato del Ministro della Giustizia Bonafede.

Il contratto di Governo impone di “riconoscere il ruolo dei magistrati onorari, tramite una completa modifica della recente ‘riforma Orlando’, affrontando anche le questioni attinenti al trattamento ad essi spettante ed alle coperture previdenziali ed assistenziali”.

Il Ministro Bonafede sta puntualmente disattendendo tale obbligo, come evidenziato dalla discussione parlamentare in sede di conversione dei decreti dignità e milleproroghe, allorquando ha dapprima fatto bocciare un ordine del giorno che impegnava il Governo ad adottare misure che garantissero la continuità del servizio dei magistrati onorari e dei giudici di pace, con un adeguato trattamento economico e previdenziale, alfine ha fatto bocciare degli emendamenti che sospendevano parzialmente l’esecuzione della riforma Orlando sulla magistratura onoraria.

Nel frattempo, l’attuazione della riforma Orlando procede spedita, con l’istituzione dell’ufficio del processo ed i concorsi in atto: non sospenderne l’efficacia è un inequivocabile segnale della non volontà del Ministro Bonafede di operare la “completa modifica della recente riforma Orlando”, che una volta attuata non potrà più essere modificata.

I giudici di pace ed i magistrati onorari di Tribunali e Procure sono la colonna portante della Giustizia italiana e trattano oltre il 60% del contenzioso civile e penale di primo grado, eppure sono precari senza diritti e tutele, ai quali lo Stato non riconosce neppure la dignità di lavoratori.

La pessima riforma Orlando, che il Ministro Bonafede si rifiuta di fermare e modificare, come impostogli dal contratto di Governo, addirittura peggiora le condizioni di lavoro dei giudici di pace ed onorari e rischia di diventare irreversibile, rendendo vano qualsiasi proposito di buona riforma in ogni settore della Giustizia.

Auspichiamo un ravvedimento del Ministro Bonafede; in caso contrario, si prospetta una stagione di durissime proteste da parte dell’intera magistratura onoraria.