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lunedì, 19 novembre 2018

Il pericolo in agguato nel mare: occhio alle meduse

La tragica scomparsa della piccola Gaia, la bimba deceduta a seguito delle punture di una medusa nelle acque delle Filippine, ha sconvolto l’opinione pubblica e torna a proporre inquietanti  interrogativi. Quanto sono pericolose le meduse? E poi, siamo al sicuro nei nostri mari? Sì, perché se è vero che, soprattutto alcune località tropicali sono note per la presenza di meduse “killer”, lo è altrettanto il fatto che, alcune di loro, negli ultimi anni, sono divenute presenze comuni anche nel Mediterraneo.

Le cause

Complice il riscaldamento globale, infatti, le nostre acque, un tempo rassicuranti, sono divenute habitat gradito per molte “specie aliene” di pesci e invertebrati che attentano, spesso sovrastandola pesantemente, la fauna autoctona del Mare Nostrum. Dall’Adriatico al Tirreno, passando per lo Jonio, la presenza di temibili meduse è dimostrata da avvistamenti che si fanno sempre più frequenti. Difficile, per un occhio inesperto, riconoscere le specie “nostrane”, meno pericolose, da quelle che arrivano dall’Atlantico o dal Mar Rosso, ben più temibili. Spesso, infatti, alcune presentano forme, colori e caratteristiche simili. In ogni caso e nel dubbio, meglio cercare di stare alla larga da quei tentacoli.

Come quelli della Velella Velella, più nota con il nome di Barchetta di San Pietro, che popola le acque del Tirreno. Ha un diametro di circa 8 cm e vive in grandi colonie. Tipico, il celeste che colora il bagnasciuga dopo spiaggiamenti di massa. Urticante.  Come la Cassiopea mediterranea (cotylorhiza tubercolata) che però, nonostante il nome altisonante e le dimensioni che raggiungono i 35 cm di diametro, non comporta grossi pericoli per l’uomo, in caso di contatto.