CHIUDI
TEMI PRINCIPALI
martedì, 17 luglio 2018

NAPOLI – Il dott. Claudio Cerchione, medico-chirurgo, Specialista in Ematologia, dottore di ricerca in Terapie avanzate medico-chirurgiche, ci spiega quello che ogni cittadino italiano deve sapere sul midollo osseo e sulle possibilità di donarlo.

Perché è importante donare il midollo osseo e le cellule staminali emopoietiche?

Il trapianto di Midollo Osseo e di Cellule Staminali Emopoietiche è necessario per la cura di molte malattie del midollo osseo, del sangue e del sistema immunitario, per le quali non sono possibili altre cure come leucemie, linfomi, mielomi, talassemie, alcuni disordini congeniti dell’età pediatrica e talvolta anche malattie autoimmuni e tumori solidi.

Perché è fondamentale che si iscrivono al registro molti donatori?

Per il trapianto di Midollo Osseo e di Cellule Staminali Emopoietiche occorre una compatibilità tissutale, ossia una eguaglianza dei geni del sistema di istocompatibilità o “HLA”, tra paziente e domatore, ovvero una compatibilità genetica fondamentale per il buon esito del trapianto. Tale compatibilità è estremamente rara: addirittura si verifica nel 25% (solo uno su quattro) tra fratelli e sorelle, ma mai tra genitori e figli o tra zii e cugini, e addirittura 1 su 100.000 (0.001%) tra individui non consanguinei.

Molti pensano che il trapianto di midollo osseo sia una vera e propria operazione chirurgica e, spesso, viene confuso con quello spinale. C’è disinformazione. Può spiegarci che cos’è in breve? 


Innanzitutto, partiamo dalla differenza tra i due tessuti: il midollo spinale è un componente del Sistema Nervoso Centrale costituito da un insieme di neuroni che decorrono all’interno della colonna vertebrale. Il midollo osseo, invece, è un tessuto semiliquido situato negli spazi interni delle ossa del corpo (soprattutto ossa piatte) che costituisce la fabbrica delle cellule staminali emopoietiche/del sangue: quasi tutte le cellule del nostro organismo, periodicamente, devono essere cambiate e, tra queste, anche le cellule sanguigne (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine). Nel midollo osseo – che è quello che può essere donato – sono presenti cellule staminali emopoietiche pluripotenti, cioè cellule non differenziate da cui originano le varie componenti del sangue. Le malattie del sangue nascono da difetti del midollo osseo: il midollo del malato non è più in grado di produrre correttamente le cellule del sangue. È possibile, dunque, donare il midollo osseo (che all’aspetto sembra sangue) sostituendo così quello difettoso della persona affetta da malattia. Le cellule staminali si possono estrarre non solo dal midollo osseo, ma anche dal sangue periferico in seguito ad un trattamento specifico o da sangue proveniente dal cordone ombelicale. Il trapianto di tali cellule può essere effettuato utilizzando le cellule di un familiare (in questo caso si parla di trapianto allogenico da familiare) o di un non consanguineo che risulti compatibile (trapianto allogenico da volontario non parente) o, anche, del paziente stesso prelevando le cellule in un momento favorevole della malattia (trapianto autologo): in questo caso, però, la ricaduta è più frequente, anche se non ci sono rischi di rigetto.

Cosa sono le cellule staminali emopoietiche?

Si tratta di cellule non ancora completamente differenziate, dette “pluripotenti”, da cui hanno origine tutte le cellule del sangue e del sistema immunitario (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). La produzione del sangue avviene in modo continuo: le cellule vivono nell’organismo per un periodo di tempo limitato e poi muoiono, mentre le cellule staminali emopoietiche si rinnovano di continuo e non muoiono mai.

Il trapianto di cellule staminali emopoietiche da un donatore compatibile garantisce la produzione di tutte le cellule del sangue, fornendo un nuovo sistema immunitario.

Viene sostituito il midollo malato a causa di una malattia onco-ematologica, dopo un trattamento radio-chemioterapico che la eradica, permette una adeguata produzione di cellule del sangue in soggetti affetti da una insufficienza midollare (aplasia) o da un danno congenito nella linea di produzione delle cellule (talassemia), fornisce un sistema immunitario funzionante in soggetti che ne sono deficitari, a causa di immunodeficienze.

Il prelievo è doloroso?

La procedura presenta dei minimi rischi legati sia all’anestesia che alle modalità di raccolta, che vengono ampiamente discussi e chiariti con il donatore prima della donazione: i soggetti che dovessero avere un rischio anestesiologico concreto non verranno dichiarati idonei alla donazione, a loro tutela.

Durante il prelievo non si avverte alcun dolore, dopo il prelievo per qualche ora o giorno, anche in relazione all’attività fisica svolta, è possibile avvertire un dolore sordo di modesta entità che può essere gestito con un comune antidolorifico.

Come può essere prelevato il midollo osseo dal donatore?

Non tutti sanno che la donazione di midollo osseo è molto più semplice di quanto si pensi. Esistono due diverse modalità di donazione: La prima modalità è quella più nota, e consiste nel prelievo di midollo osseo dalle creste iliache posteriori (ossa del bacino) e richiede l’ospedalizzazione del volontario. L’intervento ha una durata media di 45 minuti e avviene in anestesia generale o epidurale. La quantità di sangue midollare prelevata va in base al peso del donatore, il quale, dopo il prelievo, viene tenuto in osservazione per 48 ore. La seconda modalità, quella oggi più frequente ma riguardo la quale c’è enorme disinformazione, avviene, come per una semplice donazione di sangue, attraverso prelievo di sangue periferico (dal braccio) dopo stimolazione con iniezioni sottocutanee di agente mobilizzante (che il donatore può autosomministrarsi), G-CSF, “fattore di crescita”, per 3-4 giorni antecedenti il prelievo. Il fattore di crescita è analogo ad una molecola che il nostro corpo produce naturalmente durante tutta la vita, allo scopo di aumentare il numero delle cellule staminali e facilitarne il passaggio alle ossa del sangue. Durante il trattamento è possibile avere disturbi come febbricola, cefalea, senso di stanchezza o dolori ossei legati al farmaco somministrato (sindrome simil-influenzale), ma tali effetti indesiderati sono trattabili con paracetamolo e scompaiono rapidamente al termine del trattamento. Il volontario, qualunque sia la modalità di donazione, viene poi seguito anche a distanza di anni per controlli: la donazione non comporta al donatore, comunque, assolutamente nessun tipo di menomazione.

Il prelievo delle cellule staminali emopoietiche avviene mediante la procedura di aferesi, la stessa utilizzata per la donazione di plasma e/o piastrine). Lo strumento che si utilizza è un “separatore cellulare”: il sangue viene prelevato da una vena del braccio e attraverso un circuito sterile e monouso passa attraverso una centrifuga che isola le cellule staminali emopoietiche e le raccoglie in una sacca, mentre il resto del sangue viene reinfuso tramite la vena del braccio opposto, preservando le altre cellule da qualunque tipo di danneggiamento. Naturalmente, non risultano idonei alla donazione coloro che hanno difficoltà a reperire un accesso venoso adeguato alla procedura. Gli unici disturbi che possono esserci durante la procedura aferetica sono legati ad un momentaneo calo dei sali minerali del sangue, che si gestisce con la loro diretta somministrazione.

Vi è anche una terza modalità di donazione: le donne che partoriscono possono scegliere di donare il sangue del cordone ombelicale, che normalmente verrebbe eliminato, ma è estremamente ricco di cellule staminali emopoietiche. Il cordone donato viene congelato e inserito in una banca cordonale e resta a disposizione di eventuali pazienti che ne abbiano bisogno.

Chi decide la modalità di donazione?

Nel momento in cui il potenziale donatore si iscrive al registro esprime una iniziale scelta indicativa di una delle due modalità, che non è assolutamente vincolante e resta soltanto una preferenza indicativa fino al momento della donazione. La scelta definitiva dipende sempre dalle indicazioni del medico trapiantologo in base sia alle necessità del paziente che alla disponibilità ed idoneità del donatore, valutata dal medico del Centro Donatori.


Come si diventa donatori di midollo?

È possibile diventare donatori presentandosi ad un Centro Donatori (di solito nel Centro Trasfusionale dei principali ospedali) senza impegnativa medica, con il solo tesserino sanitario. Il candidato donatore deve avere tra i 18 e, preferibilmente, i 35 anni con un peso corporeo superiore ai 50 chili e, per motivi clinici, la disponibilità a donare resta valida fino ai 55 anni di età, oltre i quali non è consentito per una legge dello stato italiano a tutela sia del donatore e del paziente. Dopo i 55 anni infatti è possibile che il potenziale donatori presenti patologie che controindichino la donazione. Naturalmente questo limite di età non vale per i donatori familiari, i fratelli HLA-identici che vengono studiati per la loro idoneità indipendentemente dall’età anagrafica. I criteri di esclusione dalla donazione di midollo osseo sono gli stessi applicati per la donazione di sangue. Al Centro Donatori, dopo un colloquio con il medico, si firma il consenso informato di adesione al Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo (IBMDR) e viene prelevato un campione di sangue (una provetta di sangue periferico) o saliva, che verrà poi tipizzato, verranno cioè estratti i dati genetici indispensabili per verificare la compatibilità con un paziente e i risultati sono inseriti nel registro nazionale che è collegato ad un database mondiale al quale si accede per cercare la compatibilità per i pazienti che ne hanno bisogno. Da questo momento si diventa potenziale donatore di midollo osseo, e si offre disponibilità anonima e gratuita senza limiti geografici. Come già accennato, la compatibilità tra midolli è molto rara e, dunque, un candidato donatore può non essere mai chiamato, ma è molto importante che il numero di candidati aumenti notevolmente: in questo modo è possibile trovare volontari compatibili per un numero maggiore di pazienti in attesa, in gran parte bambini affetti da leucemia acuta. Si tratta di salvare vite con il minimo sforzo: il midollo donato, infatti, si ricostituisce naturalmente in 7-10 giorni. Nel momento in cui il proprio midollo risultasse compatibile il donatore non si dovrà spostare per effettuare la donazione, ma sarà il sistema sanitario che si occuperà di trasportare il sangue midollare fino a dove necessario. Il donatore diventa effettivo solo nel caso di compatibilità con un paziente, e l’adesione iniziale firmata all’atto del prelievo è soltanto un impegno morale: fino al momento della donazione il potenziale donatore può ritirare il proprio consenso ma naturalmente possiamo immaginare le conseguenze per il paziente in attesa del trapianto.

Il registro comprende solo i pazienti italiani?

No, la donazione non ha alcun limite geografico ed è volontaria, gratuita ed anonima. Il registro italiano, l’IBMDR, è collegato con gli altri registri delle altre nazioni, per costituire un enorme database mondiale di donatori.

Sarebbe possibile donare il midollo osseo più volte nella vita?

Il nostro organismo è teoricamente in grado di sopportare più di una donazione di midollo osseo, ma il Registro Italiano Donatori Midollo Osseo (IBMDR), in collaborazione con il Gruppo Italiano Trapianti Midollo Osseo (GITMO), ha stabilito che i donatori volontari non verranno più inseriti nel Registro dopo aver effettuato una donazione, a tutela dei donatori stessi. Unica possibile eccezione, in caso di fallimento del primo trapianto, un’ulteriore donazione a favore dello stesso paziente.

L’uso di alcolici e droghe controindicano la donazione?

L’uso saltuario di droghe leggere e l’uso moderato di alcolici non controindicano, secondo la legge italiana, l’iscrizione al registro donatori e alla donazione stessa. Invece, l’utilizzo di droghe pesanti è una controindicazione assoluta alla donazione. A tutti i donatori è naturalmente raccomandato uno stile di vite sano e privo di abusi. Le donne incinte sono momentaneamente sospese dal Registro Donatori fino ad un anno dal parto e/o dalla fine dell’allattamento. Per ulteriori informazioni sulle patologie escludenti la donazione raccomando di consultare il sito ADMO (Associazione Donatori di Midollo Osseo) che potrà chiarire ogni vostro dubbio.

Il donatore può conoscere il paziente ricevente?

Assolutamente no! La legge italiana tutela la privacy sia del donatore che del ricevente, anche se vengono fornite alcune notizie sul paziente, come la fascia di età, il sesso, la patologia di cui soffre, la nazionalità. Inoltre, è possibile, sempre tramite il centro donatori, scrivere e ricevere lettere/messaggi di ringraziamento ed augurio, pur senza essere mai identificabili reciprocamente.

Quali sono i diritti del donatore?

La donazione di midollo osseo è riconosciuta dal Sistema Sanitario Nazionale, ed i diritti del donatore sono oggi riconosciuti dalla legge n. 52 del 6 marzo 2001, che equipara il donatore agli altri donatori, con assenza retribuita dal posto di lavoro per il tempo occorrente a effettuare gli esami necessari a verificare l’effettiva compatibilità con un paziente e la donazione effettiva a carico del SSN così come l’assicurazione infortuni.

L’importanza della donazione: l’Italia a che punto è?

Nel nostro Paese, sono necessari circa 1.000 nuovi donatori effettivi all’anno, ma purtroppo il numero di potenziali donatori inseriti nel registro è tra i più bassi in Europa. Pertanto, è fondamentale un aumento del numero di cittadini disponibili a donare, soprattutto se si tiene conto che il trapianto delle cellule staminali presenti nel midollo osseo è attualmente non soltanto fondamentale per la cura di molte neoplasie ematologiche, ma anche al centro di ricerche anche nel campo dei tumori solidi, mentre stanno diventando di routine alcune applicazioni in campo genetico, come nel caso delle talassemie. Nel 1990, anno di nascita di ADMO, i donatori italiani erano 2.500. A oggi, i potenziali donatori in Italia sono 341.826 (fonte: IBMDR, dati al 31 ottobre 2013). La probabilità per un paziente italiano di trovare un donatore idoneo è passata dal 10% nel 1992 al 40% nel 1995, all’attuale 46%.