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mercoledì, 21 febbraio 2018

 

 

 

A cura di Carlo Porcaro   @CarloPorcaro

Quattro anni intensi di lavoro, 250 operai impegnati tutti i giorni, impianti all’avanguardia: grandi passi in avanti sono stati compiuti per dare al Mezzogiorno un polo di eccellenza della sanità pubblica. L’Ospedale del Mare, superate le traversìe burocratiche, completerà il cantiere il 29 agosto del 2015 e aprirà i battenti al pubblico a gennaio 2016. Il commissario Ciro Verdoliva si dice soddisfatto del percorso, fa il punto della situazione e invita ad una “sinergia degli attori del teatro trasferimento-apertura”. Sì, perché quattro nosocomi cittadini chiuderanno (Loreto Mare, Ascalesi, San Gennaro e Incurabili) e confluiranno nell’Ospedale del Mare, zona Ponticelli, ovvero area orientale di Napoli vicina ai paesi vesuviani ma probabile punto di riferimento per tutta la Campania oltre che di altre regioni.

Commissario Verdoliva, ce la farete a chiudere il cantiere a fine agosto dell’anno prossimo?
“Sì, il cronoprogramma è pienamente rispettato grazie all’opera dell’impresa Astaldi e del supporto tecnico del Provveditorato alle Opere pubbliche di Campania e Molise. A settembre 2013 dopo due anni di cantiere fermo sono ripresi i lavori, ad oggi abbiamo realizzato opere per circa 10 milioni di euro con una forza lavoro media giornaliera pari a 250 operai. Non mi fermerò al completamento del cantiere perché, come si sa, il presidente Caldoro che mi è sempre stato vicino insieme al suo staff nell’ottica della massima collaborazione, fino al 31 gennaio del 2015 dovrò adottare tutti gli atti necessari al completamento dei lavori di realizzazione del nuovo Ospedale al fine di consentire l’immediata funzionalità della costituenda Azienda ospedaliera a completamento dei lavori di realizzazione”.

Quando potrà aprire realisticamente agli utenti la nuova struttura?
“La previsione di conclusione dell’opera ad agosto 2015 è sostenibile. Poi seguiranno i collaudi poi avvieremo l’attività clinico-sanitaria a gennaio 2016: per questo ho indetto un tavolo di lavoro al quale partecipano il Direttore generale dell’Asl Napoli 1 e gli uffici regionali per pianificare le attività necessarie a riempire la costruenda struttura di contenuti operativi così da poter trasferire ai cittadini i primi servizi. Su tutti questi punti io e il dottor Esposito stiamo lavorando fianco a fianco per garantire l’apertura”.

Come farete ad essere pronti con i bandi per offrire beni e servizi?
“Bisogna chiarire che all’affidamento di tutti i servizi di supporto provvederà la Soresa. Poi in stretta sinergia con il direttore dell’Asl Napoli 1 si individuerà l’organico medico, tecnico e amministrativo per la futura azienda ospedaliera”.

Quanti lavoreranno?
“Ci sarà un organico di 2.500 lavoratori tra medici, tecnici e amministrativi. Una buona parte verrà attinta dal personale in servizio nelle 4 strutture che chiuderanno, poi si avvierà la mobilità regionale nel comparto sanità, quella interregionale ed infine ci saranno altre forme di reclutamento previste dalla norma. Vorrei sottolineare, a tal proposito, che ora serve sintonia tra tutti gli attori del teatro trasferimento apertura”.

Sarete polo di eccellenza ma anche snodo delicato con una popolazione sanitaria vastissima.
“Appunto. In una nuova struttura ad altissima tecnologia ci sarà bisogno di un’organizzazione adeguata oltre che di una gestione in qualche modo civica e sociale dell’utenza in arrivo. Saremo in prima linea per la cura di infarto, ictus, calcoli renali, traumi”.

Nello specifico quali servizi fornirà?

“Saremo un centro Hub di 3° livello; un centro Hub di 1° livello per emergenza cardiologica; centro Hub di 2° livello per ictus cerebrale acuto: stroke unit (dotato dell’U.O. di Neurologia, di Neuroradiologia e  Neurochirurgia); Stone Center per il trattamento della calcolosi renouretrale, comprensivo della litotrissia extracorporea e della lasertrissia; centro Trauma di Alta  Specializzazione di riferimento per tutto l’ambito regionale dotato di un reparto di Unità Spinale Unipolare”.