CHIUDI
TEMI PRINCIPALI
lunedì, 17 dicembre 2018

Francesca Di Lello

Un adorabile imbranato che non ha la stoffa del camorrista. E’ il personaggio che Paolo Caiazzo porta sul palco del Teatro Sannazaro di Napoli in Benvenuti in casa Esposito, commedia in due atti scritta dall’attore napoletano con Pino Imperatore e Alessandro Siani, che firma anche la regia. Liberamente tratta dall’omonimo romanzo best seller di Pino Imperatore, la pièce teatrale è un racconto – denuncia della malavita napoletana e dei suoi aspetti più grotteschi che non mira a eroicizzare la criminalità organizzata ma a darne una descrizione lucida, che fa riflettere. A farla da padrona, è soprattutto la risata grazie a un bel cast di attori della tradizione comica partenopea: Paolo Caiazzo, Gennaro Silvestro, Loredana Simioli, Piera Russo, Mimmo Esposito, Maria Rosaria Virgili, Salvatore Misticone e Nunzia Schiano.

La location è il Rione Sanità, in casa di Tonino Esposito, boss della camorra interpretato da Paolo Caiazzo, convincente nel ruolo di un delinquente atipico. A differenza di suo padre, Don Gennaro, boss rispettato nel quartiere e ucciso in circostanze mai chiarite, Tonino non è portato per questo mestiere, come gli dice più volte il capoclan Pietro De Luca, detto ‘O tarramoto. Nel corso della commedia si vede l’uomo protagonista di una serie di sfortunate vicende tragicomiche. Un guaio dopo l’altro per Tonino: dal non parlare “in codice” al telefono, al farsi rifilare una cinquecento euro falsa dai commercianti da cui preleva il pizzo, o “contributo per la sicurezza” – lo esorta a chiamarlo Don Pietro – fino a far fallire un delicato affare a causa della sua imbranataggine.  

Quando si sente demoralizzato dai continui fallimenti di boss, Tonino va all’antico Cimitero delle Fontanelle a conversare con un teschio, secondo la leggenda appartenuto a un Capitano spagnolo, che si trasformerà in un fantasma e apparirà al protagonista ogni volta che si trova nei guai. Una sorta di grillo parlante, che tenta di condurlo sulla strada dell’onestà. Intorno al boss si muovono le persone della sua famiglia: sua moglie Patrizia – l’attrice Loredana Simioli reduce dal successo di “Reality” di Matteo Garrone nel 2012 – che interpreta gli aspetti più superficiali della moglie del camorrista. Con Tonino e Patrizia vive la loro figlia, un’adolescente che si vergogna di appartenere a una famiglia legata al “sistema” e non perde occasione per rinfacciarlo ai genitori. Protagonista di gag esilaranti è la coppia formata da Salvatore Misticone e Nunzia Schiano, genitori di Patrizia nella commedia. Nella loro interpretazione c’è tutta l’ironia della tradizione comica napoletana.

La presenza di un’ iguana nella teca, “Sansone”, a cui presta la voce Giacomo Rizzo, e che “fa pernacchi e battute”, è una nota di originalità in una commedia ben riuscita. La regia di Siani, insieme con la forza espressiva del testo, riescono a parlare al pubblico di un argomento difficile come la criminalità organizzata, senza nessun intento di rendere miti i suoi personaggi. Al contrario, le debolezze del protagonista Tonino, sono lì a ricordarci che si può scegliere di restare umani, nonostante tutto.

ben

CONTINUA A LEGGERE