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sabato, 17 novembre 2018

Per combattere l’insonnia e le notti passate a fissare il soffitto un modo c’è: imparare ad addormentarsi come facevano un tempo le persone vissute nell’epoca vittoriana. A suggerire il tuffo nel passato è il professore di storia alla Virginia Tech degli Stati Uniti Roger Ekirch, secondo il quale è stato l’avvento dell’elettricità a scombinare i nostri ritmi e a convincerci che soltanto un sonno prolungato e continuato sia ristoratore. In assenza di elettricità, le persone andavano a dormire non appena si faceva buio. Dormivano per circa cinque ore e poi si svegliavano. Si alzavano e trascorrevano più o meno un’ora a svolgere faccende di casa, a leggere, a rilassarsi e poi tornavano a letto per il “secondo round” di sonno. Dormire in due fasi era allora una cosa del tutto normale.

Gli studi dei ricercatori

Questo modo di dormire è stato studiato per anni dai ricercatori ed è stato chiamato “sonno bifasico”: è caratterizzato da due fasi, ognuna con le proprie funzioni. Il gap tra l’una e l’altra, ovvero la pausa tra primo e secondo sonno, può durare un’ora o meno. Durante questo arco di tempo è consigliabile non accendere i dispositivi mobili e non cedere al fascino della luce blu, in grado di “svegliare il cervello”. È meglio fare come facevano i nostri antenati nell’epoca vittoriana: annoiarsi. Alzarsi, leggere un libro, fare qualche faccenda, preparare il corpo e la mente al secondo round. E soprattutto accettare quel momento di stacco, senza rabbia o nervosismi, accettarlo come se fosse normale. Sarebbe proprio questa la chiave per tornare a dormire e svegliarsi riposati.

fonte: Repubblica