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lunedì, 19 febbraio 2018

«Abbiamo preso una decisione nell’interesse degli atleti, rispettando i loro diritti individuali e non ritenendoli responsabili delle irregolarita’ del loro governo di cui ci occuperemo a fondo dopo questi Giochi». Così il presidente del Comitato Olimpico Internazionale Thomas Bach rivendica la decisione di non escludere la Russia come in molti chiedevano alla vigilia.

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«Tutta questa situazione e’ una sorta di dejavu per me – sottolinea – Nel 1980 ero il portavoce degli atleti tedeschi, eravamo contro il boicottaggio di Mosca e provavamo a difendere gli interessi degli altri. Mi sono sentito dare del comunista, del traditore dal cancelliere dell’epoca, persi quella battaglia ma qualche anno dopo si capi’ che non era stata presa una buona decisione. Un altro dejavu e’ legato al doping di Stato, molto sofisticato, nella Germania dell’Est, emerso solo dopo la riunificazione della Germania. C’era gente dopata senza saperlo, c’erano i servizi segreti coinvolti, tutto questo prima di Barcellona ’92 e nessuno al tempo chiese di escludere la Germania perche’ era chiaro che i diritti individuali degli atleti andavano rispettati. Qualche anno fa abbiamo provato a tenere lontano dai Giochi chi si era dopato – ricorda Bach a proposito della cosiddetta regola di Osaka che escludeva dalle Olimpiadi tutti coloro che erano stati sanzionati per uso di sostanze proibite – Ma c’e’ stata la resistenza degli atleti e della Wada e abbiamo perso davanti al Tas. Abbiamo adottato un provvedimento simile per gli atleti russi ma anche stavolta il Tas non ha accettato le nostre argomentazioni».