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sabato, 21 luglio 2018

Siamo a Cinemafiction, una scuola prevalentemente di giovani aspiranti attori, per cui qual è l’importanza di avvicinare i giovani al cinema e come poter coltivare i nuovi talenti. Il cinema è un’arte importante, se io penso al mio percorso umano prima ancora che artistico, mi sono formato attraverso i film.

È importante coltivare questo rito laico di entrare in una sala cinematografica e condividere con altre persone quelle emozioni che sgorgano dallo schermo, per cui credo sia di fondamentale importanza tenere salda l’istituzione del cinema e delle sue sale. Per quanto riguarda i giovani, è chiaro, come per ogni talento o settore loro sono il futuro, bisogna formarli e prepararli affinché possano sostituire noi vecchi.

Quando e come hai deciso di intraprendere questa carriera?

Non ho deciso, è stato un po’ un caso. Una mia amica mi iscrisse ad una scuola di recitazione, io ero un cantautore per hobby. Non ho mai pensato che potesse diventare una professione la vita da artista, non l’ho scelto, sono stato scelto dall’arte. Non avevo inizialmente una vocazione consapevole. Una volta poi entrato nel settore devi armarti di ricerca, non abbandonarti sempre al caso.

Il film al quale sei più legato e perché?

Il mio primo film “Basilicata coast to coast” che ha segnato l’ultimo vero cambiamento nella mia vita. Mi si è aperta una prospettiva diversa su questa professione. È stata un’esperienza diversa, come quella che ho fatto qui a Cinemafiction, provare a trasmettere, ad entrare in sintonia con giovani o anche altre persone, che è diventata parte della mia vita negli ultimi dieci anni.

Un consiglio da dare ai giovani che tentano di intraprendere questa strada, volendo tutto e subito?

Meglio che non vengo tutto e subito. Io sono testimone della mia storia, la mia è stata una lentissima escalation. Le cose sono sempre arrivate con lento progresso. Racconto sempre questo episodio che, secondo me è esemplare: intorno ai quarant’anni feci un cortometraggio che, però, mi fu richiesto, come regista e successero delle cose che durante una cena raccontai. A tavola con me c’era Cecchi Gori, ancora oggi in auge, che mi disse di fare un cortometraggio di quella storia, ma a me non andava, non mi sentivo pronto, ma dopo un anno di insistenza ho fatto questo corto che venne bene, ebbe anche delle candidature ai premi. Cecchi Gori ne rimase talmente colpito, era la storia del mio primo appuntamento con lui, che mi fece un contratto per un film, solo che dopo la firma, un mese dopo Cecchi Gori fallì. Quella, quindi, che in una prima lettura può leggersi come una grossa fregatura in realtà è stata la mia fortuna, perché in quel momento della mia vita tutto era accaduto senza che lo avessi cercato e quindi molto probabilmente non ero ancora pronto, sono passati altri dieci anni in cui mi sono ulteriormente formato, sono cresciuto, ho capito di più i meccanismi. Cosicché a cinquant’anni ho fatto il mio primo film con la giusta consapevolezza. Questa è la risposta alla tua domanda. Aspettare il momento giusto per ottenere ciò che si vuole. A diciotto anni si è ancora troppo giovani, qui a Cinemafiction ci sono tanti ragazzi che potrebbero essere già pronti, ma non ancora definiti. La vita è la nostra maestra, più si vive, più si impara, più si può dare.

Giovanna Sannino