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mercoledì, 19 dicembre 2018

«Salvini, ora basta» Denunciato per odio razziale, ma il ministro se la ride

“Baobab Experience mi ha denunciato per ‘odio razziale’. La colpa? Aver scritto su Facebook: “Andate via!”. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini attacca, o meglio, passa al contrattacco su Facebook contro l’associazione romana che ormai da anni organizza un sostegno per richiedenti asilo rimasti fuori dal sistema dell’accoglienza o di passaggio nella capitale costretti a vivere per strada. Proprio Baobab, poche ore prima, aveva annunciato di aver deciso di denunciare Salvini “per diffusione di idee fondate sull’odio etnico o razziale”. Il motivo risiede in un altro post su Facebook nel quale il ministro postando un articolo dal titolo ‘Cassazione: “Dire ‘andate via’ agli extracomunitari può essere odio razziale’ aveva commentato “Andate via! Andate via! Andate via!”, concludendo con una faccina sorridente. L’associazione Baobab Experience ha così deciso di reagire. “Siamo un gruppo di cittadini che ha deciso di denunciare il ministro dell’interno. Siamo volontari, attivisti solidali, cittadini che credono nell’accoglienza e nei valori che trasmette. Insieme all’associazione Baobab Experience abbiamo denunciato alle autorità Matteo Salvini per il reato di diffusione di idee fondate sull’odio etnico o razziale”.

Il motivo

“Una sentenza della cassazione ha ritenuto la frase “…dovete andare via”, rivolta ad alcuni immigrati minacciati ed aggrediti, aggravante con finalità di discriminazione, ovvero di odio razziale o etnico. Il ministro dell’interno ha delegittimato la sentenza. Per questo appare configurarsi il reato di diffusione idee fondate sull’odio etnico o razziale: Salvini fomenta un’allarmante intolleranza sociale”.  “Crediamo” continuano “che la politica e la sua sete di consensi facili abbia le maggiori responsabilità di quanto sta accadendo nel Mediterraneo e per le strade delle nostre città. La propaganda facile e le parole dure come pietre stanno facendo riemergere un razzismo preoccupante che sentiamo il bisogno di fermare”.