In Italia, dall’inizio del 2017, sono stati registrati quasi 3000 casi di morbillo in meno di 6 mesi e di questi 180 hanno riguardato neonati sotto l’anno di vita. Sono i dati emersi dal 12esimo bollettino settimanale diramato dal Ministero della Salute e dall’Iss (Istituto Superiore della Sanità). Secondo il monitoraggio effettuato,  nel mese di maggio dello scorso anno i casi erano stati 82, a maggio 2017 cinque volte tanto, ben 565. Lazio, Toscana, Lombardia e Piemonte risultano essere le regioni maggiormente colpite dall’epidemia. Rispetto ai 2.988 contagiati finora nel 2017, l’età media è di 27 anni, l’89% non era stato vaccinato, il 6% aveva ricevuto una sola dose di vaccino, il 6% vaccinato con 1 sola dose (non sufficiente ad assicurare copertura), il 35% ha avuto almeno una complicanza, il 40% è stato ricoverato, il 15% si è recato in pronto soccorso. Diarrea, stomatite, congiuntivite, polmonite, epatite e insufficienza respiratoria le complicanze più di frequente riscontrate. Infine sono stati 237 i casi tra gli operatori sanitari. L’Italia è uno dei 18 Stati membri della Regione europea dell’Oms in cui non è stata ancora interrotta la trasmissione endemica del morbillo e continuano a verificarsi epidemie con numerose complicanze e ricoveri. L’epidemia è stata causata da una nuova variante del genotipo B3 del virus del morbillo, probabilmente introdotta in Italia da un caso importato. La stessa variante è stata identificata in casi di morbillo segnalati in Spagna, Germania e nel Regno Unito, e più recentemente in Romania. Eppure secondo la strategia sviluppata dal Ministero della Salute, la malattia avrebbe dovuto scomparire fra il 2011 e il 2015. Per bloccare la presenza del morbillo in Italia, almeno il 95% delle persone deve essere immune. Questo significa che il 95% delle persone nate a partire dal 1964 devono aver ricevuto due cicli di vaccino. Il morbillo una delle malattie più contagiose: si trasmette per via aerea sotto forma di piccole goccioline o tramite contatto diretto. Una persona è contagiosa già quattro giorni prima dei sintomi, e lo rimane per ulteriori quattro giorni. Normalmente si guarisce in un lasso di tempo fra i cinque e i dieci giorni, ma la malattia indebolisce il sistema immunitario per settimane. In caso di complicazioni, queste possono trascinarsi per settimane o addirittura mesi. In Europa si registra un decesso ogni 3000 casi. CONTINUA A LEGGERE