E’ legittima l’operazione con cui la Cassa forense calcola la pensione secondo il metodo contributivo, nei confronti degli iscritti che vantino un periodo di contribuzione superiore a cinque anni ma inferiore a trenta, con conseguente cancellazione del diritto alla restituzione dei contributi. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, Sezione lavoro, (con la sentenza 19981/17) depositata ieri, respingendo il ricorso di un avvocato iscritto alla Cassa, che rivendicava il calcolo della propria pensione con sistema retributivo.

Non lede i diritti degli iscritti

Sul punto – ha spiegato un artitocolo del portale Edotto.com – gli Ermellini hanno chiarito che, in materia di trattamento previdenziale, gli enti privatizzati quali la Cassa forense, nell’esercizio della propria autonomia – che li abilita ad abrogare e a derogare disposizioni di legge in funzione dell’obiettivo di assicurare equilibrio di bilancio e stabilità delle rispettive gestioni – possono adottare misure prevedenti, fermo restando il sistema retributivo del calcolo della pensione, la facoltà di optare per il sistema contributivo a condizione di maggior favore per gli scritti (in quanto comportante un ampliamento dell’area di utilizzabilità a fini pensionistici dei contributi versati), stabilendo al contempo la non restituibilità dei contributi legittimamente versati (con abrogazione della disposizione di cui alla Legge n. 570/1980, art. 21).

E ciò, oltre che nei limiti e nel rispetto dell’autonomia degli enti previdenziali privatizzati, senza che ne consegua la lesione di diritti quesiti, di legittime aspettative o dell’affidamento nella certezza e nella sicurezza giuridica.

Fonte: Edotto.com