Politica

Felice Jossa presidente dell’associazione Nuovi Orizzonti lancia la sfida nel centro sinistra

di  direzione  -  21 Luglio 2018

Il 2 luglio u.s. all’Hotel Ramada di Napoli si è tenuta l’inaugurazione dell’associazione chiamata “Nuovi Orizzonti”, il cui presidente è FELIfe Jossa.

La manifestazione ha avuto un notevole successo di partecipazione e di condivisioni alla presenza del Presidente De Luca quale massimo esponente in Campania dell’area di sinistra. Abbiamo chiarito che non è questo il tentativo di costruire un partito in house, quanto la speranza creare un “luogo neutrale e di tutti, un tavolo apertocon la prospettiva di ricostruire unità, trovando il filo che unisce e non il nodo che divide come ha scritto Michela Rostan, anche lei membro dell’associazione.  

Abbiamo deciso di intitolare la manifestazione “Ricominciamo dal Sud” perché questa è l’emergenza d’Italia.

Occorre costruire un mezzogiorno opposto a quello pensato dal governo fascista che abbiamo. Un meridione che ritrovi piena coscienza delle sue potenzialità culturali, civili e politiche. Crediamo che necessiti agire sulle vicende del mezzogiorno fermando il processo di demolizione sistematica che è divento ancora più acuto e pericoloso in questa stagione politica.

La società meridionale è sempre più considerata un buco nero, centro di malaffare, malapolitica e malavita, da cancellare per impedire che infetti l’intero paese. Una siffatta visione, disegna il mezzogiorno come un area irriformabile e consente la costruzione di una propaganda di regime micidiale per il futuro d’Italia.

Il mezzogiorno continentale deve attrezzarsi per trasformarsi come un’unica realtà che ha le risorse territoriali, umane, economiche ed intellettuali per essere protagonista di una nuova stagione con un riformismo forte!

Un riformismo forte significa avere una capacità di analisi chiara, libera, aperta. Osservare la realtà interpretando le vieper riformarla. Non una serie di pensieri dogmatici, né un insieme di tweet per illustrare la filosofia del nuovo secolo.

Bisogna ritornare a credere nel progresso come unica forma di sviluppo anche per riaccendere entusiasmi sopiti e convincere i giovani che vale la pena di dedicare un pezzo della propria vita alla vita insieme agli altri. Mentre non serve a nulla essere sempre eternamente incattiviti con il prossimo e godere delle sue disgrazie: Un riformismo forte e dal volto umano!

Ecco la scommessa: un meridionalismo moderno, interpretato da un riformismo forte! Ma non c’è riformismo se non c’è politica del lavoro!  Il lavoro consente di riappropriarsi della realtà, ci  riconsegna una società fatta di rapporti sociali e non di scontri tra poveri, chi ha un lavoro attiva la ragione, rafforza le conoscenze, rianima le speranze. E se si riattiva la ragione si comprende che la politica è partecipare alla costruzione del futuro dei figli; se si rafforzano le conoscenzesi riconosce che se la qualità della vita è migliorata è anche per i progressi nel campo della medicina e non si può pensare di annullare il sistema delle vaccinazioni come lotta alle multinazionali della ricerca; se si rianima la speranza, non c’è partita, la scelta è giocoforza il campo del centro sinistra!

Noi crediamo che abbiamo bisogno di queste due cose: il riformismo ed un nuovo meridionalismo! In una parola ricerchiamo Nuovi Orizzonti ai quali guardare insieme a coloro che sperano ancora in una sinistra moderna ed adeguata.

Purtroppo i prodromi non sono dei migliori. I partiti li vediamo troppo concentrati sulle conte, sulle tessere, sugli algoritmi che nessuno segue. Eppure lo spazio sociale è molto più ampio dell’attuale rappresentanza politica. Questi non sono solo minoranza politica ma sono minoranza anche nell’area sociale a cui fanno riferimento. Quante persone chiaramente di sinistra non si rivedono nell’attuale rappresentanza parlamentare? Eppure chi governa oggi la sinistra non trova dimeglio che auto attaccarsi ed organizzare la semina e la raccolta delle tessere; per comandare e decidere chi candidare, che poi servirà a garantire l’auto rappresentanza a vita. Intanto ci si allontana dai problemi veri, di tutti i giorni.

Ci si muove come se il 4 marzo non fosse accaduto nulla. Si discute solo di ceto politico, di conteggi interni senza fare i conti con l’esterno. Si discute di uomini senza contaminarsi con l’umanità.

Necessita una scossa a tale situazioni, ben vengano spunti di provocazioni per smuovere l’albero senza farlo cadere.

E questo, forse, è il punto più delicato. Ci verrebbe di gridare forte abbandoniamo il campo, lasciamoli consumare fino alla evaporazione totale. Ma non faremmo un buon servizio a ciò che crediamo. E noi crediamo che questa regione, questo paese hanno bisogno di una visione riformista che si contrapponga al fascismo che si sta insinuando nella società, nella cultura, nelle menti.

Non gridiamo abbandoniamo il campo ma chiediamo di occupare il campo!

Tutte le donne e gli uomini di sinistra, si tesserino a tutti i partiti ed organizzazioni politiche che fanno riferimento al centro sinistra. In questo modo avremo un duplice risultato: da un lato dimostreremo che in Italia il campo riformista è ampio, partecipato, largo, forte. Ma allo stesso tempo si ribalta il tavolo delle tessere, si annulla il potere del veto e delle stanze chiuse, aprendo ad una sola forza politica condivisa, che rappresenta tutti!

Pensiamo un po’ se questa provocazione riscuotesse un enorme successo ed i tesserati risultassero molto più numerosipiù di quelli che poi parteciperebbero al voto, si avrebbe una vittoria della sinistra della società ed una sconfitta della sinistra di apparato! Sarebbe costretta a agire di conseguenza ed aprire i partiti alla vera partecipazione ed alla vera sinistra. I cosiddetti leaders sarebbero costretti ad avviare quel percorso non più rimandabile di andare alla ricerca della cosa più moderna che sia mai esistita in politica: il socialismo in Italia. Ce l’hanno sotto gli occhi ma non lo vedono! Lo chiamano, lo nominano, ma non lo prendono!

Bisogna costruire un campo riformista che sappia tener testa ai grandi temi che ci stanno seppellendo: il lavoro, ma anche l’immigrazione che va gestita, prima con una seria politica estera e del Mediterraneo e che si sappia confrontare anche con chi, pur non appartenendo al mondo della sinistra, non vuole applaudire alle politiche salviniane.

Per questi motivi si è resa ineludibile la nascita di un associazione politico – culturale. Per costruire un tavolo neutro. Un posto dove poter provocare senza paura di disturbare il manovratore, nel campo del centro sinistra, per il centro sinistra ma senza le vecchie liturgie che nessuno segue più.

Vogliamo sostituire il riformismo delle parole con il riformismo assunto come stile di vita.  

Ma abbiamo poco tempo. Non sappiamo se ci riusciremo ma vogliamo provarci convinti che  come dice Pietro Nenni:” fai tutto ciò che puoi accada ciò che deve accadere” e non dire, poi, peccato ci potevamo almeno provare!