Cronaca

“Vivo come nell’Inferno di Dante”. Le ultime parole di Jasmine prima di essere sgozzata dalla madre…

di  Redazione  -  30 Maggio 2018

Jasmine, la diciottenne sgozzata dalla madre sembrerebbe essersi confidata con un’amica dell’«inferno» che viveva puntualmente con la madre. Questo il messaggio audio diffuso solo ora dall’amica del liceo scientifico Vailati, scuola d’élite di Genzano dove la ragazza marocchina frequentava la 4F: «Mamma non mi dice la verità su molte cose, mi rende la vita impossibile. Vivo come l’inferno di Dante». Una studentessa esemplare, con tutti voti alti in pagella, molto stimata dai professori e dai compagni di classe.

 Jasmine Seffahi, nata a Biella da genitori marocchini, non ha mai conosciuto il padre, che l’ha lasciata per tornare in Marocco. Per lei l’Italia era il suo paese e con la mamma Saliha Marsli viveva a frazione di Albano Laziale. La 18enne era integrata. «Bella, allegra, sorridente – dicono ora gli amici – ma da venti giorni era diventata cupa e pensierosa, ce l’aveva con la mamma che la limitava e voleva che stesse di più a casa». Madre e figlia non navigavano nell’oro, la madre faceva la colf e la badante, lavorava molto per pagare le bollette e l’affitto del piccolo attico di 30 metri quadri in via Francia 33, mai un ritardo, la pigione saldata sempre in contanti (non aveva conto corrente), ma i soldi non bastavano mai e, forse, in condizioni di forte stress psicologico, la donna all’ennesimo litigio con la figlia, proprio per il suo modo di essere, domenica alle 20,30 è stata colta da raptus, ha impugnato un coltello da cucina e ha tagliato a gola alla figlia, poi ha dato fuoco alla casa e, con una scala e il coltello sanguinante in mano, è salita sul tetto e si è gettata dal lucernaio del quarto piano, precipitando nel giardino di un’abitazione al pian terreno.

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