Campania

Omicidio Ciro Esposito, l’ex capo Digos: “De Santis era con tre persone”. Malore in aula per la Leardi

di  REDAZIONE  -  27 Ottobre 2015

Il 3 maggio del 2014 Daniele De Santis non era solo quando ferì a morte Ciro Esposito, il tifoso del Napoli morto dopo oltre 50 giorni di agonia all’età di 29 anni. Dopo un anno e mezzo iniziano ad emergere dettagli importanti sul vero e proprio agguato che vide protagonista l’ex ultrà della Roma in occasione della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. 
“E’ emersa la possibilità che tre persone con il volto travisato, pur non avendo avuto un ruolo attivo, avrebbero spalleggiato Daniele De Santis” ha fatto sapere oggi in aula l’ex capo della Digos di Roma, Diego Parente, nell’ambito del processo per la morte di Ciro Esposito che vede imputati De Santis per l’accusa di omicidio volontario e due tifosi del Napoli, Alfonso Esposito e Gennaro Fioretti, di rissa aggravata.

FILMANO INEDITO – E’ entrato dunque nel vivo il processo grazie anche all’acquisizione di alcuni filmati che hanno avuto un ruolo chiave nelle indagini.

Come quello girato da un dipendente di un negozio di ceramiche di viale Tor di Quinto, luogo degli incidenti avvenuti nel prepartita, si vede Ciro Esposito con il suo zainetto arancione superare per primo il guard rail. Dodici secondi dopo si sentono gli spari di De Santis e poco dopo Ciro Esposito trascinato fuori, in fin di vita.

LE LACRIME DELLA LEARDI – Immagini queste che hanno provocato profondo dolore ad Antonella Leardi, la madre del tifoso di Scampia, colta da una crisi di pianto nel corso dell’udienza. Sopraffatta dall’emozione, la Leardi è stata accompagnata fuori dall’aula e l’udienza è stata sospesa per alcuni minuti.

LA “RAMANZINA” DEGLI ULTRAS DELLA ROMA – La presenza di almeno tre persone al fianco di De Santis – così come riferisce l’Ansa – è avvalorata anche dalle indagini svolte dai pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio che hanno portato al ritrovamento di un giaccone e di un mazzo di chiavi in un campo incolto, situato nei pressi del Ciak Village, che sarebbe servito da via di fuga per i tre. A sostegno di questa ipotesi, inoltre, ci sarebbe la testimonianza di un militare che, dalla sua postazione nella caserma dei Carabinieri, posta a poca distanza dal teatro degli scontri in viale Tor di Quinto, avrebbe visto un gruppetto di persone allontanarsi. Attraverso lo stesso campo, i tre sarebbero poi arrivati sulla tangenziale, all’altezza del viadotto Fleming. Il dirigente di polizia ha aggiunto che “stando a fonti confidenziali” le tre persone sarebbero state sottoposte a “una sorta di processo da parte del tifo organizzato romanista” che avrebbero rimproverato ai tre di non avere “difeso e spalleggiato a dovere De Santis”.

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